Ecco perchè a Roma degli uomini italiani non se ne ha mai abbastanza
Alti, carnagione scura e molto, molto affascinanti: questo è lo stereotipo degli uomini italiani. Questa immagine, mi sono chiesta, sarà vera? Dopo aver trascorso due incantevoli settimane di vacanza a Roma, la “Città Eterna”, in giro con i miei amici, mescolandoci con i focosi cittadini locali, devo dire che, mia opinione personale, è vero al 100%. Nonostante molti di essi pensino di essere un dono che Dio ha voluto fare alle donne – per una volta, hanno ragione…
Le mie due settimane di vacanza hanno avuto inizio nel meraviglioso appartamento Roma, nei pressi di Piazza del Popolo. Eravamo pronti per una vacanza che prevedeva tutte le escursioni che non ci si puó perdere a Roma: la Città del Vaticano, la Fontana di Trevi e gli scalini di Piazza di Spagna, e non vedevamo poi l’ora di passeggiare a Piazza Navona, di sera, quando i ristoranti, le caffetterie e i bar sono super affollati.
Subito siamo stati colpiti dalla carnagione scura, la forza e la sensibilità degli uomini, e anche dalla loro eleganza! Io sono sempre stata una fan dei giocatori di calcio italiani, di Manuele Blasi, soprattutto, di Fabio Cannavaro, Gennaro Gattuso, Andrea Pirlo e di Gianluca Zambrotta, e a Roma mi sentivo come se centinaia di Zambrotta mi girassero intorno! Gli uomini italiani sembrano avere un certo non so ché, non ne sono sicura, ma potrebbe essere il loro modo di parlare in inglese quando gli chiedi informazioni, con quel tipico accento tutto italiano, o la loro cadenza nel parlare, con quel fare scherzoso e divertente.
Abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi in un bar, vestiti in modo molto elegante. Uno dei migliori bar in cui sono stata credo si trovasse proprio a Roma e mi sembra di ricordare di averli conosciuti all’ “Anima”, nel centro storico della città. Erano stati ad un matrimonio quel giorno e avevano un’aria molto affascinante con quei loro vestiti. Marco, Luca e Francesco si chiamavano, fu abbastanza difficile capirlo, dato la loro difficoltà nel parlare inglese e la nostra nel parlare in italiano, a parte la mia amica Becca che l’aveva studiato all’università. Erano di Firenze ma soggiornavano in un hotel a Roma nei pressi di Piazza Navona e ci dissero che ci avrebbero portate in giro perché conoscevano Roma abbastanza bene (noi avevamo recuperato info in internet in questo blog).
Il quinto giorno del nostro viaggio, lo trascorremmo in giro con loro, i ragazzi dissero che ci avrebbero portato a vedere le attrazioni più importanti di Roma, come i Musei Capitolini a Piazza del Campidoglio, la Fontana Dell’acqua Paola e la Piazza della Repubblica. Ci siamo divertiti un mondo. Loro erano molto dolci, dei veri gentiluomini, ci aprivano le porte, mantenevano le nostre sedie per farci accomodare, hanno pagato il pranzo – abbiamo riso molto, era qualcosa che in Inghilterra non sarebbe mai successa – (l’idea del romanticismo di un inglese normalmente è qualcosa del tipo “Ti va una pinta, amore?”).
Il romanticismo era nell’aria alla fine del tour, non credo fosse stato solo tutto merito della dolcezza dei ragazzi, forse era già soltanto a causa di Roma. Nonostante la città sia rumorosa e caotica, (cosa che ci si può aspettare nella “città che non dorme mai”), con tutti quei suoi vialetti, il posto dove soggiornavamo, le boutique e le caffetterie dove tutte le coppie si tenevamo la mano, i ragazzini che andavano in giro sulle loro biciclette e gli anziani seduti sulle panchine chiacchierando e guardando la gente passare.
Onestamente, stare seduta in una incantevole piazza di una delle città più eccitanti al mondo, con le mie amiche e con tre bei uomini italiani, mi rendeva estremamente contenta e non riuscivo a immaginare niente di meglio di star seduta lì e godermi appieno il momento.
Leah